08/04/2025 News

Intervista a Mariella Tritto, avvocato: “Il processo Ambiente Svenduto riparte da zero ma a Taranto c’è scoramento”.

Intervista a Mariella Tritto, avvocato: “Il processo Ambiente Svenduto riparte da zero ma a Taranto c’è scoramento”.

Mariella Tritto, avvocato di Parte civile al processo “Ambiente Svenduto”. Il processo “Ambiente svenduto”, che poteva essere un’occasione per Taranto e la sua popolazione per voltare pagina, deve iniziare un nuovo percorso. Dopo dieci anni circa di udienze nel capoluogo pugliese, la sua nuova sede sarà Potenza.

Avvocato Tritto, possiamo dire un dramma nel dramma?

“Ambiente svenduto” è un coacervo di imputazioni e di interessi di varie figure di imputati e di parti danneggiate. Nella prima udienza Anmil, come associazione, ha rinnovato la sua qualificazione di parte civile, ma così non è stato per tanti altri, soprattutto le parti private. Questo non è un segnale confortante. Ci dice che l’interesse verso la giustizia e la stessa rinascita di Taranto sta scemando. La città sta mostrando una sorta di pericoloso scoramento. Il quartiere Tamburi, direttamente collegato al dramma dell’inquinamento che l’Ilva ha prodotto investendo la città di Taranto, è ormai bloccato nella compravendita degli immobili. Ripeto, non è un buon segnale.

Si è parlato della possibilità del principio dell’immanenza delle parti civili. Di cosa si tratta?

Se questo principio dovesse essere affermato i lavoratori rimarrebbero nel giudizio. Questa decisione verrà presa dal Gup del nuovo processo. E’ un principio ovviamente molto condivisibile ma il nodo è che la mappa del processo è nel frattempo completamente cambiata. E questo è un dato di fatto.

Che tempi si prevedono?

Non si possono fare previsioni. Le parti documentali verranno ereditate ma le testimonianze vanno rifatte. C’è qualche segnale positivo legato alla celerità delle prime fasi dell’avvio. Ce la stanno mettendo tutta per procedere speditamente.

Parlava dello scoramento della società civile.
La società civile è assolutamente consapevole del dramma. Basta andare alla sede Inail, i casi di tumori alla vescica e polmonari sono decuplicati. Ci sono indagini che parlano di ritardi cognitivi dei bambini. Venirne fuori è una questione politica non da poco. Vorrei far notare che la bonifica del territorio, che è un’opera immane, darebbe lavoro a diverse generazioni. I siti pericolosi sono stati censiti. Sappiamo quali sono gli effetti dell’amianto e degli idrocarburi policiclici aromatici. Venirne fuori vuol dire riproporre il solito interrogativo tra salute e lavoro, certo, ma qualcuno dovrà farlo. Taranto è una città meravigliosa piena di storia e di cultura. E non è giusto che debba vivere questo dramma e i riflessi di una narrazione decisamente negativa. Va stabilità una nuova ripartenza anche per questa comunità.

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