Comunicati stampa

10 ottobre 2018

Sicurezza sul lavoro: anche i test psicoattitudinali servono a migliorarla

 

Bologna, 10 ottobre 2018 – Forse non tutti sanno che l’80% degli infortuni sul lavoro si verifica a causa di un comportamento scorretto e non per carenza di dispositivi o condizioni inadeguate. D’altra parte anche l’attitudine a comportamenti sicuri, o al contrario la propensione al rischio, non sono uguali in ciascuno di noi: mentre alcuni sono più inclini a osservare regole ed assumere comportamenti idonei, altri mostrano una minore attenzione alle norme. Se a questo si aggiunge l’errata convinzione che, forti dell’esperienza, certe regole si possono trascurare, si può arrivare ad assumere atteggiamenti che espongono se stessi, e gli altri, a pericoli che si potrebbero invece evitare. Perché tanti, troppi, sono gli incidenti sul lavoro connessi ai comportamenti umani.

Di questo si parlerà al convegno Elementi di sicurezza comportamentale organizzato da AIAS – Confcommercio Imprese per l’Italia (19 ottobre ore 9.30) nell’ambito di Ambiente Lavoro in calendario a Bologna dal 17 al 19 ottobre, in contemporanea con il SAIE, Tecnologie per l’edilizia e l’ambiente costruito 4.0. Promuovere una maggiore consapevolezza dei rischi sul lavoro, diffondere una nuova e più radicata cultura della sicurezza come strumento di prevenzione, sostenere il confronto e l’aggiornamento sul tema del lavoro sicuro come diritto e come dovere sono infatti, da oltre vent’anni, gli obiettivi di Ambiente Lavoro.

“I comportamenti di ciascuno sono connessi alla formazione ricevuta e alla personale attitudine nei confronti del rischio e della sicurezza. Misurare quest’ultima attraverso consolidati metodi psicoattitudinali consente di riuscire a proporre una formazione specifica, adatta a gruppi di persone che non mostrano le stesse caratteristiche. In questo modo la formazione sarà mirata e quindi più efficace”. E’ quanto sostiene Raffaele Ferragina di Profexa e relatore al convegno che spiega: “E’ possibile analizzare profili psicoattitudinali e distinguere 5 tipi diversi a seconda della attitudine alla sicurezza: il profilo verde, giallo/verde, giallo, giallo/rosso e infine il rosso. Se ad esempio osserviamo l’analisi eseguita su un campione di 40 operai, impiegati nella produzione di una fonderia, vedremo che quelli il cui profilo corrisponde al tipo verde e giallo/verde non hanno subito nessun infortunio negli ultimi 5 anni, quelli di tipo giallo ne hanno subito una modesta quantità, nel gruppo di tipo giallo/rosso invece si sono verificati alcuni infortuni e i soggetti del gruppo di tipo rosso sono incorsi in molti infortuni. Il 20% del campione corrisponde ai tipi giallo e giallo/rosso che, da soli, hanno fatto registrare l’80% degli incidenti occorsi in fonderia negli ultimi 5 anni. L’ utilizzo di questi strumenti è troppo poco diffuso nelle aziende italiane dove invece si preferisce ancora una formazione che non tiene conto di questi aspetti così specifici”.

E’ chiaro quindi che una formazione di tipo tradizionale potrebbe dimostrarsi inefficace per alcuni e inutile per altri con il rischio di non incidere sui comportamenti, né riuscirà a cambiare la cultura della sicurezza nei soggetti che mostrano una propensione al rischio più spiccata che in altri. E questa cattiva abitudine sembra essere più frequente nei lavoratori di maggiore esperienza il cui esempio, non corretto, potrebbe influenzare anche i più giovani.

 

L’Ufficio stampa

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